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CONVERSIONE IN LEGGE DEL DL CRISI AZIENDALI

Si informa che è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 257 del 2 novembre u.s., la Legge 2 novembre 2019 n. 128 di conversione, con modificazioni, del decreto legge recante "Disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali", in vigore dal 3 novembre u.s..

Nel rinviare alla precedente nota del 6 settembre u.s. per l’illustrazione dei contenuti iniziali del decreto-legge, si riporta, di seguito, una sintesi delle principali disposizioni di interesse per il Sistema, approvate nel corso dell’iter parlamentare di conversione.

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI LAVORO E WELFARE


1. Disposizione in materia di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (Art. 1, co. 1, lett. a)

La nuova formulazione dell’art. 2, comma 1, del D.Lgs. n. 81/2015 prevista nel D.L. è stata ulteriormente modificata durante l’iter di conversione in legge. In particolare, l’attuale disposizione estende l’applicazione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato alle collaborazioni coordinate e continuative prevalentemente personali (non più esclusivamente personali) organizzate dal committente, anche quando il committente non organizzi “tempi” e “luoghi di lavoro”, elementi la cui presenza ha sempre connotato per la giurisprudenza la subordinazione. Tale previsione riguarda anche le prestazioni organizzate mediante piattaforme digitali e non digitali.

In buona sostanza, rispetto la versione originaria dell’art. 2, comma 1, del D.Lgs.
n. 81/2015, la modifica normativa:

- sostituisce, nella qualificazione delle prestazioni di lavoro, il termine "esclusivamente personali" con il termine "prevalentemente personali";

- sopprime il riferimento ai tempi ed al luogo di lavoro, estendendo, di conseguenza, la disciplina del lavoro subordinato anche alle ipotesi in cui l'organizzazione da parte del committente non riguardi tali modalità.

2. Ampliamento delle tutele in favore degli iscritti alla Gestione separata (Art. 1, co. 1, lett. b)

Per gli iscritti alla Gestione Separata INPS non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie il provvedimento prevede un sensibile ampliamento in parziale applicazione delle previsioni contenute nella legge, 22/05/2017 n° 81.

Per effetto di quanto previsto alla lettera b) dell’articolo 1, che sul punto non ha subito modifiche rispetto al decreto legge, l'indennità giornaliera di malattia, l'indennità di degenza ospedaliera, il congedo di maternità ed il congedo parentale sono corrisposti - fermi restando i requisiti reddituali già definiti dalla normativa vigente - a condizione che nei confronti dei lavoratori interessati risulti attribuita una mensilità (in luogo delle tre mensilità fino ad ora previste) della contribuzione dovuta alla Gestione nei dodici mesi precedenti la data di inizio dell'evento o dell'inizio del periodo indennizzabile.

Inoltre, per i medesimi soggetti, la misura dell'indennità di degenza ospedaliera viene aumentata del 100 per cento e di conseguenza è aggiornata anche la misura dell'indennità giornaliera di malattia.

3. Tutela del lavoro tramite piattaforme digitali (Art. 1, co. 1, lett. c)

Le previsioni relative alla tutela dei lavoratori impiegati nell'attività di consegna di beni per conto altrui attraverso piattaforme anche digitali (c.d. riders), inserite nel nuovo capo V bis del D.Lgs. n. 81/2015, sono state sostanzialmente modificate in diversi punti.

In materia di forma del contratto si prevede che il contratto individuale con i predetti lavoratori debba essere provato per iscritto e che gli stessi debbano ricevere ogni informazione utile per la tutela dei loro diritti e della loro sicurezza. In caso di inottemperanza di tali obblighi il lavoratore può rivolgersi all'ITL, che può irrogare una sanzione amministrativa, ed ha inoltre il diritto ad un’indennità risarcitoria. Viene altresì introdotto un canone interpretativo per il giudice che deve tener conto dell’eventuale mancanza della forma scritta del contratto valutandola come elemento di prova delle condizioni effettivamente applicate al rapporto di lavoro.

In materia di compenso, i contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale possono definirne  criteri di determinazione che tengano conto delle modalità di svolgimento della prestazione e dell’organizzazione del committente. In mancanza di CCNL, i lavoratori non possono essere retribuiti in base alle consegne effettuate e ai medesimi deve essere garantito un compenso minimo orario parametrato ai minimi tabellari stabiliti da CCNL di settori affini o equivalenti, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

Inoltre, i predetti contratti, devono determinare un’indennità integrativa non inferiore al 10% per il lavoro svolto di notte, durante le festività o in condizioni metereologiche sfavorevoli, e, in caso di loro mancanza, l’indennità è determinata da un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Altre misure introdotte dal provvedimento riguardano l’applicazione della disciplina antidiscriminatoria e della disciplina relativa alla tutela della libertà e dignità prevista per i lavoratori subordinati, il rispetto della disciplina in materia di protezione dei dati personali, nonché il divieto da parte della piattaforma di ridurre le occasioni di lavoro.

I lavoratori adibiti alla consegna di beni tramite piattaforma sono obbligatoriamente assoggettati alla tutela assicurativa INAIL. Il premio INAIL è determinato in base al tasso di rischio corrispondente all'attività svolta. Per il calcolo del premio si assume come retribuzione imponibile la retribuzione convenzionale giornaliera di importo corrispondente al minimale contributivo giornaliero ordinario, rapportata ai giorni di effettiva attività.

Il committente che si avvale della piattaforma è quindi tenuto a tutti gli adempimenti del datore di lavoro previsti dal Testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (DPR n. 1124 del 1965) e al rispetto delle previsioni del testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81).

Per assicurare il monitoraggio e la valutazione delle disposizioni introdotte da tale normativa, viene istituito un Osservatorio permanente presso il Ministero del Lavoro, presieduto dal Ministro o da un suo delegato e composto da rappresentati sia dei datori di lavoro che dei lavoratori. La designazione dei rappresentanti spetta, secondo quanto precisato in sede di conversione, alle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. L'Osservatorio avrà il compito di verificare, sulla base dei dati forniti da INPS, INAIL e ISTAT, gli effetti delle nuove disposizioni e potrà quindi proporre eventuali revisioni in base all'evoluzione del mercato del lavoro e della dinamica sociale.

Le disposizioni relative al compenso troveranno applicazione decorsi 12 mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione, mentre le disposizioni relative alla copertura assicurativa obbligatoria decorsi 90 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione.

4. Indennità di disoccupazione DIS COLL (Art. 2)

È stata ampliata la platea dei lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa che potranno fruire della DIS COLL (indennità di disoccupazione), in caso di perdita involontaria della propria occupazione.

Infatti, la nuova norma ha modificato il criterio di accesso all'indennità che riguardava il numero di mesi di contribuzione che il collaboratore doveva avere nell'anno precedente la cessazione del rapporto di lavoro per aver diritto all'indennità di disoccupazione, che è stato ridotto da 3 mesi a 1 mese.

5. Comunicazioni obbligatorie (Art. 3 bis)

La disposizione prevede che le comunicazioni obbligatorie, relative alle assunzioni, trasformazioni e cessazioni dei rapporti di lavoro, da parte dei datori di lavoro siano inoltrate per via telematica al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in luogo dell'ANPAL, come attualmente previsto. Tale modifica si rende necessaria in quanto il sistema informatico delle comunicazioni obbligatorie è ancora incardinato nell'infrastruttura tecnologica del Ministero del lavoro.

6. Donazioni al Fondo per il diritto al lavoro dei disabili (Art. 8)

Il Fondo per il diritto al lavoro dei disabili previsto dall'art. 13, comma 4, L. n. 68/1999 potrà essere alimentato mediante versamenti da parte di soggetti privati a titolo spontaneo e solidale.

7. Modifica del Decreto Legislativo n. 150 del 2015 (Art. 8-bis)

Nella disposizione è specificato che per la provincia di Bolzano il ricorso contro il provvedimento sanzionatorio emesso a seguito dell’inosservanza degli obblighi previsti dalla normativa vigente in capo al beneficiario di strumenti di sostegno al reddito deve essere presentato alla Commissione Provinciale di Controllo sul Collocamento.

Come è noto i lavoratori che perdono involontariamente il posto di lavoro e che presentano istanza di Naspi stipulano presso i Centri per l’impiego un patto di servizio contenente una serie di obblighi per il lavoratore (tra cui partecipazione a iniziative di riqualificazione o offerta di lavoro congrua). Nel caso in cui il lavoratore dovesse mancare a uno dei predetti obblighi sono previste sanzioni come la decurtazione dell’indennità.

Per il lavoratore a cui è comminata la sanzione è prevista la possibilità di presentare ricorso all'Anpal che provvede a istituire un apposito comitato con la partecipazione delle Parti sociali.

8. Aree di crisi industriale complessa Regioni Sicilia e Sardegna (Art. 9)

Il provvedimento ha previsto norme per fare fronte a rilevanti crisi industriali in corso in diverse aree del Paese al fine di garantire i livelli occupazionali e il sostegno al reddito dei lavoratori.

A tale scopo ha disposto l’assegnazione di ulteriori risorse, fino al limite di 3,5 milioni di euro entro l’anno 2019 per specifiche situazione occupazionali esistenti nella Regione Sardegna, ai fini della prosecuzione, per un massimo di 12 mesi nell'anno 2019, dei trattamenti in deroga (CIGS e mobilità), previsti sia dal decreto legislativo n. 148/2015 (articolo 44, comma 11-bis) che dal decreto legge n. 50/2017 (articolo 53 ter), sempre a condizione che siano contestualmente applicate le misure di politica attiva.

Per l'anno 2019, è stata aumentata per gli stessi fini la disponibilità finanziaria anche per la Regione Sicilia, fino al limite di 30 milioni di euro nell'anno 2019.

9. Finanziamento della proroga della CIGS (Art. 9-bis)

È stato inserito un nuovo articolo che prevede l’aumento dello stanziamento per la CIGS delle imprese con rilevanza economico strategica anche a livello regionale che presentino rilevanti problematiche occupazionali con esuberi nel contesto territoriale che passa da 180 milioni a 270 milioni di euro per l’anno 2019.

10. Trattamenti di mobilità in deroga per le aree di crisi industriale complessa di Venafro, Campo Chiaro Bojano e aree dell’indotto (Art. 10)

È aumentato lo stanziamento (da un milione a 1.5 milioni) per il trattamento di mobilità in deroga per i lavoratori delle aree di crisi industriale complessa delle zone di Venafro, Campo Chiaro Bojano e aree dell’indotto (territorio ricompreso tra le due province di Isernia e Campobasso).

11. Disposizioni in materia di ammortizzatori sociali in deroga (Art. 11-bis)

La nuova norma ha specificato che la mobilità in deroga, riconosciuta ai lavoratori che hanno beneficiato della cassa integrazione in deroga nel 2018 e non hanno Naspi (ad esempio perché non possono contare su 30 giornate di effettivo lavoro nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione), viene finanziata entro il limite massimo delle risorse già assegnate alle regioni e province autonome previa autorizzazione da parte dell’Inps che verifica la disponibilità delle risorse

12. Estensione indennizzo aziende commerciali in crisi (Art. 11-ter)

In sede di conversione del Decreto viene introdotto l’articolo 11-ter che prevede l’estensione dell’indennizzo per le aziende che hanno cessato l’attività commerciale anche a chi era rimasto escluso dall'introduzione strutturale dello strumento avvenuta a partire dal 1° gennaio 2019 per effetto della scorsa Legge di Bilancio (Legge n. 145/2018 art.1, commi 283 e 284).

L’indennizzo per le aziende commerciali in crisi originariamente previsto dal Decreto Legislativo n. 207/1996 – e che dopo varie proroghe era cessato il 31 dicembre 2016 - è ora riconosciuto, nella misura e secondo le modalità ivi previste, anche ai soggetti in possesso dei prescritti requisiti nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 ed il 31 dicembre 2018. Coprendo così anche coloro i quali avevano cessato l’attività nel periodo intercorrente tra la fine dell’ultima proroga (31/12/2016) e l’entrata in vigore dello strumento in via strutturale (1° gennaio 2019) così come appunto previsto dalla Legge n. 145/2018.

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI FISCALITÀ D’IMPRESA


1. Disposizioni urgenti in materia di ISEE (Art. 7)

Viene confermata la modifica apportata alla durata di validità della DSU dall’art. 4 sexies del D.L. n. 34/2019 (c.d. Decreto Crescita): a decorrere dal 1° gennaio 2020, la DSU ha validità dal momento della presentazione fino al successivo 31 dicembre. Inoltre in ciascun anno, all'avvio del periodo di validità fissato al 1° gennaio, i dati sui redditi e i patrimoni presenti in DSU saranno aggiornati prendendo a riferimento il secondo anno precedente. Resta ferma la possibilità di aggiornare i dati prendendo a riferimento i redditi e i patrimoni dell'anno precedente, qualora vi sia convenienza per il nucleo familiare.

Viene, però, precisata questa ultima parte della disposizione che, genericamente, dava la possibilità di aggiornare i dati prendendo a riferimento il patrimonio e i redditi dell’anno precedente, qualora fosse conveniente per il nucleo familiare. Le modalità estensive dell'ISEE corrente che, dal 2020, permetteranno, se più favorevoli per il nucleo familiare, di aggiornare i dati sulla base dei redditi e patrimoni dell’anno precedente, dovranno essere infatti definite da un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il MEF. Il decreto dovrà essere emanato entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.

Viene, infine, precisato, nei casi in cui la DSU sia stata presentata a decorrere dal 1° settembre 2019, e prima dell'entrata in vigore della presente disposizione, dovrà essere applicata la disciplina precedente (in base alla quale le DSU hanno validità fino al 31 agosto dell’anno successivo).

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO


1. Disposizioni in materia di personale dell’Ispettorato nazionale del lavoro (Art. 5-ter)

Con tale articolo aggiuntivo, l’Ispettorato di cui in rubrica è autorizzato a bandire un concorso per l’assunzione a tempo indeterminato di personale ispettivo fino a 150 unità a decorrere dall'anno 2021.

Le assunzioni sono finalizzate al rafforzamento dei controlli in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e all'attività di contrasto al fenomeno degli infortuni sul lavoro. L'Ispettorato nazionale del lavoro dovrà comunicare al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri e al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze il numero delle unità assunte e la relativa spesa annua.

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ENERGIA


1. Fondo per ridurre i prezzi dell'energia per le imprese (Art. 13)

Il comma 1 dell'articolo destina la quota annua dei proventi derivanti dalle aste CO2, eccedente il valore di 1000 milioni di euro, nella misura massima di 100 milioni per il 2020 di euro e di 150 milioni di euro annui a decorrere dal 2021, al Fondo per la transizione energetica nel settore industriale, per finanziare interventi di decarbonizzazione e di efficientamento energetico del settore industriale e, per una quota fino a un massimo di 20 milioni di euro annui per gli anni dal 2020 al 2024, al Fondo per la riconversione occupazionale nei territori in cui sono ubicate centrali a carbone, da istituire presso il MISE con decreto adottato entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge dal Ministro dello sviluppo economico. La definizione dei criteri, delle condizioni e delle procedure per l'utilizzo delle risorse del Fondo per la riconversione occupazionale nei territori in cui sono ubicate centrali a carbone è demandata a un decreto da adottarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge dal Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro dell'economia e delle finanze, anche ai fini del rispetto del limite di spesa degli stanziamenti assegnati. Per la copertura degli oneri relativi ai predetti fondi si utilizzano le quote dei proventi delle aste assegnate al Ministero dello sviluppo economico e, se necessario, per la residua copertura le quote dei proventi assegnate al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Il comma 2, dispone l'istituzione presso il Ministero dello sviluppo economico del Fondo per la transizione energetica nel settore industriale, per sostenere la transizione energetica di settori o di sottosettori esposti a un rischio elevato di delocalizzazione delle attività produttive per evitare di sostenere i costi connessi alle emissioni di gas a effetto serra trasferiti sui prezzi dell’energia elettrica. Viene data priorità a interventi di riconversione sostenibili, caratterizzati da processi di decarbonizzazione che escludono l'utilizzo di ulteriori combustibili fossili diversi dal carbone. II Fondo è alimentato attraverso i ricavi della vendita delle aste.

2. Disposizioni in materia di incentivi per energia da fonti rinnovabili (Art. 13-bis)

Il comma 1 interviene sull'apparato sanzionatorio in materia di incentivi nel settore elettrico e termico, erogati dal GSE (articolo 42 del d.lgs. 28/2011). In particolare si prevede che:

a) il GSE possa decurtare l'incentivo in misura ricompresa fra il 10 e il 50 per cento (attualmente la decurtazione può essere disposta in misura ricompresa fra il 20 e l'80 per cento) in ragione dell'entità della violazione. Nel caso in cui le violazioni siano spontaneamente denunciate dal soggetto responsabile le decurtazioni sono ulteriormente ridotte della metà (attualmente esse possono essere ridotte di un terzo);

b) agli impianti di potenza compresa tra 1 e 3 kW nei quali, a seguito di verifica, risultino installati moduli non certificati o con certificazioni non rispondenti alla normativa di riferimento, si applica una decurtazione del 10 per cento della tariffa incentivante (attualmente la decurtazione è del 30 per cento) sin dalla data di decorrenza della convenzione. Inoltre, la decurtazione del 10 per cento della tariffa incentivante si applica anche agli impianti ai quali è stata precedentemente applicata la decurtazione del 30 per cento, prevista dalle disposizioni previgenti;

c) agli impianti di potenza superiore a 3 kW nei quali, a seguito di verifiche o controlli, risultano installati moduli non certificati o con certificazioni non rispondenti alla normativa di riferimento e per i quali il soggetto beneficiario della tariffa incentivante abbia intrapreso le azioni consentite dalla legge nei confronti dei soggetti responsabili della non conformità dei moduli, si applica, su istanza del medesimo soggetto beneficiario, una decurtazione del 10 per cento della tariffa incentivante base (in luogo del 20 per cento attualmente previsto) per l'energia prodotta dalla data di decorrenza della convenzione con il GSE. La decurtazione del 10 per cento della tariffa incentivante si applica anche agli impianti ai quali è stata precedentemente applicata la decurtazione del 20 per cento, prevista dalle disposizioni previgenti.

Il comma 2 prevede che la minore sanzione di cui alla lettera a) del comma 1, si applica: agli impianti realizzati e in esercizio oggetto di procedimenti amministrativi in corso. Dietro richiesta dell'interessato, si applica anche agli impianti oggetto di decadenza dagli incentivi da parte del GSE, oggetto di procedimenti giurisdizionali pendenti nonché di quelli non definiti con sentenza passata in giudicato alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, compresi i ricorsi straordinari al Presidente della Repubblica per i quali non è intervenuto il parere del Consiglio di Stato previsto dall'articolo 11 del DPR 1199/1971. La riduzione delle sanzioni disposta dal comma 1 non si applica invece qualora vi sia una condanna, anche non definitiva, dell'operatore che con la sua condotta ha determinato il provvedimento di decadenza del GSE.

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI AMBIENTE


1. Cessazione qualifica di rifiuto (Art. 14-bis)

La misura rappresenta un importante passo per il settore del riciclo e per l’economia circolare poiché consente il recupero di una parte importante di materia e nello stesso tempo evita la necessità di conferire rifiuti in discarica o negli inceneritori. La norma che modifica in più parti l’art. 184-ter del d.lgs. 3 aprile 2006 n. 152 (c.d. codice dell’ambiente) pone fine a una situazione che aveva messo in grave difficoltà il settore del riciclo, ostacolando il raggiungimento degli obiettivi indicati dalle direttive europee sull'economia circolare. La sentenza del Consiglio di Stato 1229/2018 aveva infatti bloccato nuove attività di riciclo e autorizzazioni in scadenza, impedendo alle Regioni di autorizzare gli impianti. Ora il testo approvato chiarisce che, come prescrive la direttiva Ue, le Regioni potranno rilasciare le autorizzazioni “caso per caso” sulla base di ben definiti criteri compatibili con le norme europee.

Al comma 1 viene ridefinita una delle condizioni per la cessazione della qualifica di rifiuto specificando che la sostanza o l’oggetto debba essere destinato ad essere utilizzato per scopi specifici, in conformità di quanto disposto dalla normativa europea.

Il comma 2 prevede che, in mancanza di criteri specifici adottati con successivi decreti del Ministero dell’Ambiente, le autorizzazioni previste dagli articoli 208 (nuovi impianti di smaltimento e recupero rifiuti) , 209 (rinnovo per imprese in possesso di certificazione ambientale) e 211 (impianti di ricerca e sperimentazione) del d.lgs. 152/06, per lo svolgimento delle operazioni di recupero, sono rilasciate o rinnovate nel rispetto delle condizioni di cui alla direttiva 98/2008/CE (art. 6) e sulla base di criteri dettagliati definiti nell'ambito degli stessi procedimenti autorizzatori.

In mancanza di criteri specifici continueranno ad applicarsi, relativamente alle procedure semplificate per il recupero dei rifiuti, le disposizioni di cui al D.M. 5 febbraio 1998 (individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate) e i Regolamenti di cui al DM 12 giugno 2002 n. 161 (individuazione dei rifiuti pericolosi ammissibili alle procedura semplificate) e DM 17 novembre 2005 n. 269 (individuazione dei rifiuti provenienti dalle navi).

Vengono poi inseriti nuovi commi – dal 3-bis al 3-septies - all'articolo in esame.

Il comma 3-bis prevede che le Autorità competenti al rilascio delle autorizzazioni comunicano all'ISPRA i nuovi provvedimenti autorizzatori adottati, riesaminati o rinnovati entro 10 giorni dalla notifica degli stessi al soggetto istante.

Il successivo comma dispone che l’ISPRA o l’ARPA territorialmente competente e delegata, possano svolgere controlli a campione, circa la conformità delle modalità operative e gestionali degli impianti, i processi di recupero, gli atti autorizzatori rilasciati, redigendo una apposita relazione in caso di non conformità. Il procedimento di controllo si conclude entro sessanta giorni dall'inizio delle verifica. L’ISPRA o ARPA comunicano al Ministero dell’Ambiente entro quindici giorni gli esiti della verifica. Ricevuta la comunicazione, il Ministero dell’Ambiente adotta le proprie conclusioni e le trasmette all'Autorità competente, che avvia un procedimento finalizzato all'adeguamento degli impianti, da parte del soggetto interessato, alle “conclusioni” del Ministero. In caso di mancato adeguamento viene disposta dall'Autorità competente la revoca dell’autorizzazione, dando comunicazione della “conclusione del procedimento” al Ministero dell’ Ambiente.

Il comma 3-quinquies prevede che qualora decorrano 180 giorni dalla comunicazione all'Autorità competente, senza che il procedimento finalizzato all'adeguamento degli impianti sia stato avviato, il Ministero dell’Ambiente può provvedere in via sostitutiva, anche mediante il ricorso ad un Commissario ad acta.

L’Ispra, con cadenza annuale, redigerà una relazione sulle verifiche e i controlli effettuati nel corso dell’anno, con trasmissione della stessa al Ministero dell’Ambiente.

Per rispetto dei principi di trasparenza e pubblicità viene istituito, presso il Ministero dell’Ambiente, il registro nazionale per la raccolta delle autorizzazioni rilasciate e delle procedure semplificate concluse.

Si prevede che le Autorità competenti comunichino, al momento del rilascio, al Ministero dell’Ambiente, i nuovi provvedimenti autorizzatori emessi, quelli riesaminati e rinnovati, gli esiti delle procedure semplificate avviate relativamente alle operazioni di recupero dei rifiuti.

Viene demandata ad un apposito decreto ministeriale, non avente natura regolamentare, la definizione delle modalità di funzionamento e di organizzazione del registro.

Vengono quindi aggiunti all'art. 184-ter ulteriori commi.

Il comma 4 stabilisce che le autorità competenti provvedono agli adempimenti di comunicazione di cui sopra entro 120 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto, relativamente alle autorizzazioni rilasciate all'entrata in vigore del decreto.

Con il comma 5 viene istituito presso il Ministero dell’Ambiente un gruppo di lavoro (fissato in 5 unità di personale dipendente delle pubbliche amministrazioni) per lo svolgimento delle attività istruttorie finalizzate all'adozione dei decreti di cui al comma 2 dell’articolo in esame.

Il comma 6 reca la copertura degli oneri previsti per l’attuazione delle disposizioni di cui al comma 5.

Il comma 7 prevede che, entro sei mesi dall'entrata in vigore di ciascuno dei decreti di cui al comma 2 (definizione dei criteri dettagliati per la cessazione della qualifica di rifiuto), i titolari delle autorizzazioni rilasciate o rinnovate successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione, nonché i soggetti che svolgono attività di recupero in base a procedura semplificata avviata successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione, presentano alle autorità competenti istanza di aggiornamento ai decreti di cui al comma 2.

La mancata presentazione dell’istanza di aggiornamento nel termine sopra indicato comporta la sospensione dell’attività oggetto di autorizzazione o di procedura semplificata.

Il comma 8 fa salve le autorizzazioni di cui agli art. 208, 209, 211 (impianti di trattamento rifiuti come sopra specificati) rispettivamente per:

  • quelle già in essere alla data di entrata in vigore delle disposizioni in commento;
  • quelle per le quali è in corso un procedimento di rinnovo;
  • quelle che risultino scadute ma per le quali è stata presentata una istanza di rinnovo entro 120 giorni dall'entrata in vigore della legge e sono rinnovate secondo le nuove disposizioni.
  • In ogni caso vanno comunque applicati gli obblighi di aggiornamento di cui al comma 7.

Il comma 9 dispone che gli obblighi di comunicazione da parte delle Autorità competenti all’Ispra si applicano anche alle autorizzazioni già rilasciate alla data di entrata in vigore della legge di conversione. Tali adempimenti andranno effettuati entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto.

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI APPALTI


1. Modifiche al Fondo salva opere (art. 15)

Le modifiche apportate in sede di conversione del decreto in esame relativamente alla disciplina del c.d. Fondo salva opere (istituito presso il MIT a garanzia dei crediti dell’appaltatore verso i propri contraenti) si riferiscono alla procedura di accesso alle risorse del Fondo in caso di pendenza di controversie contributive e fiscali.

In particolare, viene precisato che, in caso di irregolarità contributiva, l’erogazione diretta da parte del Fondo delle somme dovute in favore degli enti previdenziali e assicurativi (compresa la cassa edile), oltre ad essere limitata alla capienza del Fondo stesso, deve essere proporzionale al credito certificato e liquidato.

Altra precisazione riguarda lo stanziamento sul Fondo salva-opere di apposite somme per le procedure concorsuali successive al 1° gennaio 2018, rispetto al quale viene fatta salva l’applicabilità del meccanismo generale del Fondo stesso.