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IL CREDITO DELL’AGENTE DI COMMERCIO ED IL FALLIMENTO DELLA MANDANTE

La norma di riferimento è l’art. 2751 bis c.c. n.3 che stabilisce che hanno privilegio generale sui beni mobili:”… le provvigioni derivanti dal rapporto di agenzia dovute per l’ ultimo anno di prestazione e le indennità dovute per la cessazione del rapporto medesimo”.

Sulla base di tale previsione l’indennità suppletiva di clientela veniva sempre ammessa in via privilegiata nell’ambito della procedura fallimentare, rappresentando unitamente al FIRR, all’indennità meritocratica e all’eventuale indennità di mancato preavviso, una pacifica indennità inerente alla cessazione del rapporto. La sentenza n. 18692 del 18.07.2017 della Corte di Cassazione VI sezione civile riforma questo orientamento giurisprudenziale, qualificando l’indennità suppletiva di clientela come un’indennità di natura risarcitoria e non di carattere retributivo, “configurandosi come un compenso indennitario volto a ristorare l’agente del pregiudizio, diverso da quello derivante dalla mancata percezione delle provvigioni, derivante dalla perdita della clientela”, e pertanto “escludendo la stessa del privilegio previsto dall’art. 2751 bis, n. 3 c.c., il cui fondamento è quello di rafforzare la tutela dei crediti derivanti dalla prestazione di lavoro autonomo o parasubordinato e destinati a soddisfare le esigenze di sostentamento del lavoratore e della sua famiglia”.

I Curatori ed i Giudici Delegati si stanno adeguando a questo indirizzo giurisprudenziale. Appare pertanto opportuno consigliare gli Agenti di risolvere in via preventiva il rapporto di agenzia e colpa della Mandante, quando si evidenziano palesi inadempimenti contrattuali (reiterano mancato pagamento dei compensi provigionali) e si appalesa lo stato di decozione e di dissesto della stessa.