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LA BATTAGLIA SUI POS

La battaglia sui pos: così potremmo chiamare quello che si sta scatenando in questi ultimi giorni.

Mi inserisco nel dibattito scatenato dalle annunciate disposizioni del Vice Ministro dell’Economia Luigi Casero che prevedono la riduzione dei limiti minimi entro i quali è concesso alle imprese di rifiutare il pagamento mediante Pos (Bancomat o Carta di Credito).

Certo quanto annunciato da Casero mette in pratica quanto previsto nella Legge di Stabilità del 2016, ove si obbligano le imprese ad accettare i pagamenti con moneta elettronica per importi superiori ai 5 euro rispetto al limite dei 30 euro che era stato previsto in precedenza.

Non si può non comprendere le motivazioni nobili che un tale provvedimento sottende, ovvero facilitare l’utilizzo della moneta elettronica da parte dei consumatori nei propri acquisti, ma è altrettanto veritiero il problema degli elevati costi di commissione che restano ancora pesanti nella gestione di così piccole realtà commerciali quali ad esempio i “bar”.

Proprio parlando delle commissioni bancarie, queste mediamente vanno dall’1,25% all’1,50% per le carte di credito e dello 0,50% allo 0,80% per quelle a debito. A queste non dimentichiamoci vanno aggiunti il canone mensile per l’utilizzo, talvolta sostituito da un minimo di commissioni che più o meno coincidono, e per alcuni istituti di credito anche eventuali spese di installazione.

A tutto questo occorre anche aggiungere possibili costi fissi per transazioni, le spese telefoniche e quelle bancarie.

A puro titolo di esempio, un’azienda della ristorazione, settore che vede una percentuale di utilizzo dei sistemi Pos che si attesta attorno al 50% sul totale delle transazioni, sostiene costi di commissioni che oggi variano dai 3.000 ai 5.000 euro l’anno.

La normativa che sarà presto introdotta inciderà notevolmente su tutti i settori che registrano scontrini medi – inferiori a 30 euro (bar, tabaccherie,alimentari, gastronomia, ecc) e che dal prossimo mese di ottobre vedranno aumentare considerevolmente i costi di commissione portando, quale immediata conseguenza, la riduzione dei propri margini commerciali, margini già in costante calo in questi ultimi anni di grave crisi.

Con questo non voglio negare che il futuro risiede nell’utilizzo della moneta elettronica, se non altro per i vantaggi rappresentati dall’efficienza e della sicurezza, tuttavia la vera svolta sarà rendere conveniente un tale utilizzo anche e soprattutto per i nostri negozi di vicinato e per i pubblici esercizi, così come già avviene per la grande distribuzione che può avvalersi dell’economia di scala nei rapporti con il sistema bancario e sui quali tale normativa non inciderà sui costi di gestione.

Detto questo cosa si può fare? L’Unione Commercianti in questi giorni si sta attivando a livello locale con l’obiettivo di ridurre i costi di commissione sui Pos e, più in generale, di tutte le componenti di costo che attualmente gravano sulle  imprese e lo sta facendo attraverso contatti mirati con i principali istituti di credito, a vantaggio delle aziende associate.

Doveroso sottolineare altresì che anche la Confcommercio nazionale si sta adoperando a livello ministeriale per sviluppare una intermediazione concreta con il Ministero nei confronti delle banche.

Sono convinto che agendo sia a livello locale che a livello nazionale si possa ottenere il risultato sperato di maggior utilizzo dei Pos senza dover ricorrere alla solita politica sanzionatoria sin ad ora adottata e che è tuttora prevista dall’attuale provvedimento legislativo ed invito i commercianti a prendere contatto con i nostri uffici.

Presidente Unione Commercianti Piacenza
Raffaele Chiappa