Aggiornato al 4 settembre 2026
Hai deciso di metterti in proprio. Cerchi online cosa serve per aprire una partita IVA e trovi elenchi di moduli, sigle e scadenze che sembrano tutti ugualmente urgenti.
Nessuno ti dice da dove si comincia.
In questa pagina trovi suggerimenti sulle decisioni che devi prendere, i passaggi da effettuare (nell’ordine in cui vanno fatti) e il periodo dell’anno in cui conviene maggiormente aprire un’attività.
Prima dei moduli viene una domanda: il tuo progetto sta in piedi?
Il business plan è il documento in cui scrivi che cosa vendi, a chi lo vendi, quanto prevedi di incassare e quanto prevedi di spendere, mese per mese, per i primi anni di attività.
Il business plan per aprire un’attività serve prima di tutto a te. Ti permette di vedere, prima di impegnare i tuoi soldi, se gli incassi che prevedi coprono le spese che dovrai sostenere.
Un contratto d’affitto ti vincola per anni. La merce del primo ordine la paghi anche se resta invenduta. Il business plan ti dice se puoi sostenere questi impegni prima di prenderli.
Serve anche alla banca. Quando chiedi un finanziamento per partire, chi valuta la richiesta legge le tue previsioni per capire se il progetto sta in piedi e se sarai in grado di restituire la somma.
Un business plan utile risponde a quattro domande.
- Che cosa vendi e a chi lo vendi. Il prodotto o il servizio, il cliente tipo, il motivo per cui questo cliente sceglie te invece del negozio o del professionista che sta già lavorando.
- Quanto prevedi di incassare ogni mese. Una previsione prudente per i primi dodici mesi. I mesi non sono tutti uguali: un negozio di abbigliamento vive di stagioni, un bar vive di giornate.
- Quali spese fisse dovrai sostenere ogni mese. L’affitto, le utenze, i contributi previdenziali, l’eventuale dipendente, la merce, l’assicurazione, la gestione contabile. Le spese fisse arrivano anche nei mesi in cui incassi poco.
- In quanti mesi arrivi al punto di pareggio. Il punto di pareggio è il mese in cui gli incassi coprono tutte le spese. Fino a quel mese l’attività si regge sui tuoi risparmi, quindi il numero di mesi ti dice quanti risparmi devi avere da parte per arrivare al pareggio.
Le decisioni che seguono si prendono su questi numeri. Il fatturato che prevedi dice quale regime fiscale puoi applicare, perché l’accesso al regime agevolato dipende da una soglia di ricavi. Il rapporto fra i ricavi e le spese dice quale regime ti costa meno, perché i tre regimi non calcolano le imposte nello stesso modo: uno le calcola su una percentuale fissa dei ricavi, gli altri due sui ricavi meno le spese che documenti. Il fatturato previsto e il tipo di attività determinano anche quanto verserai di contributi previdenziali.
Le decisioni da prendere prima di aprire una Partita IVA
Le decisioni vengono prima delle pratiche, perché ogni pratica riporta le decisioni che hai preso. Cambiarle dopo si può, però richiede altre comunicazioni e un ulteriore dispendio di soldi.
Quale attività fai e quale codice ATECO le corrisponde
Il codice ATECO è la sigla con cui l’Istat classifica le attività economiche. Il codice serve allo Stato per sapere che cosa fa la tua impresa. Il codice ATECO determina il regime fiscale che puoi applicare, la gestione previdenziale in cui vieni iscritto e le autorizzazioni che devi avere per lavorare.
Il codice ATECO conta anche per i contributi a fondo perduto. Ogni bando, volta per volta e in base alla propria finalità, indica quali codici ATECO sono ammessi alla domanda: alcuni codici compaiono in quegli elenchi più spesso di altri.
Dal 1° aprile 2025 le nuove iscrizioni usano la classificazione ATECO 2025, la versione aggiornata dell’elenco dei codici. Se svolgi più attività, il codice principale corrisponde a quella che svolgi in prevalenza. Di norma è anche l’attività da cui arriva il fatturato maggiore. Le altre si dichiarano con codici secondari.
Quale forma giuridica scegliere
La forma giuridica stabilisce chi risponde dei debiti dell’attività e con quale patrimonio.
- Ditta individuale. Un solo titolare, che risponde dei debiti dell’attività anche con il proprio patrimonio personale.
- Società di persone (società semplice, società in nome collettivo, società in accomandita semplice). Più soci e nessun capitale minimo richiesto dalla legge. I soci rispondono dei debiti sociali con il patrimonio personale.
- Società di capitali (società a responsabilità limitata, anche nella forma semplificata, società per azioni, società in accomandita per azioni). Il patrimonio della società è separato da quello dei soci. La legge chiede un capitale minimo e l’atto costitutivo si stipula davanti a un notaio.
Il confronto per esteso, con i capitali minimi, gli obblighi di ciascuna forma e i casi in cui conviene l’una o l’altra, sta nell’articolo su quale forma giuridica scegliere per la tua attività.
Quale regime fiscale puoi applicare
Il regime fiscale stabilisce come si calcolano le imposte che pagherai. I regimi sono tre:
- Regime forfettario. È il regime agevolato per le partite IVA di piccole dimensioni, fino a 85.000 euro di ricavi. Il reddito su cui paghi non è ricavi meno spese: è una percentuale dei ricavi, fissata per legge in base al codice ATECO. Su quel reddito si applica un’unica imposta del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni delle nuove attività.
- Regime semplificato. Si applica sopra il forfettario, fino a 500.000 euro di ricavi per chi svolge prestazioni di servizi e fino a 800.000 euro per le altre attività. Le imposte si calcolano sui ricavi meno le spese effettive, che devi documentare e registrare una per una.
- Regime ordinario. Si applica sopra i limiti del regime semplificato. Le società di capitali lo applicano sempre, a prescindere dal fatturato. Chi lo applica tiene la contabilità completa, con libro giornale, libro degli inventari e bilancio.
Le condizioni per accedere a ciascun regime e il conto di quanto pagheresti in ognuno stanno nell’articolo su quale regime fiscale scegliere quando apri.
Aprire una partita IVA mentre lavori come dipendente
Puoi tenere il posto di lavoro e aprire la partita IVA. Il regime forfettario, però, pone due condizioni che non riguardano la tua nuova attività: riguardano il tuo impiego da dipendente.
La prima condizione riguarda quanto guadagni come dipendente. Se nell’anno precedente hai percepito più di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente o da pensione, il forfettario non lo puoi applicare e apri in regime semplificato oppure ordinario. La legge fissa quella soglia a 30.000 euro, elevata a 35.000 euro per il 2025 e il 2026. La condizione non si applica se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nell’anno precedente.
La seconda condizione riguarda i clienti della tua nuova attività. Se la tua nuova attività si rivolge in prevalenza al tuo datore di lavoro attuale, oppure a un datore di lavoro che hai avuto nei due anni precedenti, il forfettario non lo puoi applicare. La regola esiste per impedire che un rapporto di lavoro dipendente venga trasformato in una partita IVA per pagare meno imposte.
Prima di aprire, controlla anche il tuo contratto di lavoro: alcuni contratti contengono clausole di esclusività che vietano di svolgere altre attività.
Cosa serve per aprire una partita IVA: i passaggi in ordine
I documenti per aprire una partita IVA cambiano poco da un’attività all’altra. L’ordine, invece, conta.
- La comunicazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate. Chi apre come persona fisica presenta il modello AA9/12 entro 30 giorni dal giorno in cui comincia a lavorare. Nel modello si indica il codice ATECO, la data di inizio, il luogo in cui svolgi l’attività e il regime fiscale che hai scelto. Da questa comunicazione nasce il tuo numero di partita IVA.
- L’iscrizione al Registro Imprese della Camera di commercio. L’iscrizione riguarda chi esercita un’attività d’impresa: commercio, ristorazione, servizi organizzati in forma d’impresa. Chi apre un’impresa si iscrive entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. I liberi professionisti non si iscrivono al Registro Imprese, perché non esercitano un’attività d’impresa: si iscrivono alla Gestione Separata INPS, oppure alla cassa previdenziale del proprio ordine (quando l’ordine esiste).
- L’apertura della posizione previdenziale INPS. Chi apre un’attività commerciale entra nella gestione commercianti, che prevede un contributo fisso dovuto anche a fatturato zero. Chi apre come libero professionista senza cassa entra nella Gestione Separata, dove i contributi si calcolano in percentuale sul reddito: chi non fattura non versa nulla.
- La SCIA al Comune, per le attività che la richiedono. La SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) è la comunicazione con cui dichiari al Comune che apri e che rispetti i requisiti previsti dalla legge per quel tipo di attività. La SCIA serve per il commercio in sede fissa, per i pubblici esercizi come bar e ristoranti, per l’artigianato di servizio e per le strutture ricettive.
- La PEC. La PEC (posta elettronica certificata) è la casella di posta con valore legale su cui l’impresa riceve le comunicazioni ufficiali. Ogni impresa deve averne una e comunicarla al Registro Imprese. Se apri una società, la legge richiede più PEC. Dal 1° gennaio 2025 ogni amministratore deve avere una propria PEC personale e comunicarla alla Camera di commercio, oltre a quella della società. Le società che si costituiscono adesso la comunicano insieme alla domanda di iscrizione. Se manca, l’ufficio sospende la pratica e chiede di integrarla; senza l’integrazione, la domanda viene respinta.
- La firma digitale. La firma digitale (CNS, Carta Nazionale dei Servizi) ti serve per sottoscrivere le pratiche telematiche verso la pubblica amministrazione, con lo stesso valore legale di una firma autografa. Ti serve anche per accedere ai portali della pubblica amministrazione riservati alle imprese.
Quando aprire una partita IVA: il momento giusto
Aprire a gennaio o aprire a dicembre non è la stessa cosa. Il mese di apertura cambia tre cose nel primo anno di attività: due valgono per chi sceglie il regime forfettario, la terza per chi apre un’attività commerciale, qualunque regime scelga.
Nel forfettario i cinque anni di imposta ridotta al 5% si contano per anno solare, non dal giorno dell’apertura. Chi apre il 20 dicembre consuma il primo dei cinque anni in dieci giorni di lavoro. Chi apre in gennaio lo usa per dodici mesi pieni.
Nel forfettario, il limite degli 85.000 euro nel primo anno si riduce in proporzione ai giorni di attività. Chi apre il 1° novembre lavora 61 giorni sui 365 dell’anno, quindi il suo limite scende a poco più di 14.000 euro. Chi supera quella cifra passa, dall’anno successivo, al regime semplificato oppure a quello ordinario.
Per chi apre un’attività commerciale, il contributo fisso INPS del primo anno si calcola sui mesi di attività. Il contributo della gestione commercianti è dovuto anche quando non incassi niente, però nel primo anno lo paghi soltanto per i mesi in cui l’attività è aperta: chi apre il 1° settembre ne paga quattro dodicesimi. Questa regola vale in ogni regime fiscale.
Le tre regole indicano due periodi dell’anno, ciascuno con un vantaggio diverso.
Gennaio. L’anno di attività coincide con l’anno fiscale: i cinque anni di imposta ridotta si usano per intero e il limite dei ricavi resta quello pieno di 85.000 euro.
Settembre. Il contributo fisso INPS del primo anno scende a quattro dodicesimi. L’attività parte insieme alla ripresa dei consumi dopo l’estate.
Rimandare conviene quando l’attività non può ancora partire. Dal giorno in cui apri la partita IVA cominciano a decorrere i contributi previdenziali e il diritto annuale della Camera di commercio, cioè il contributo che ogni impresa iscritta versa una volta all’anno. Li paghi anche se non incassi nulla. Se il locale non è agibile, se manca un’autorizzazione oppure se la merce non è ancora ordinata, apri e paghi per mesi in cui non puoi lavorare.
Domande frequenti
Posso aggiungere un codice ATECO dopo l’apertura?
Sì. L’aggiunta o la modifica di un codice ATECO si comunica all’Agenzia delle Entrate e, per le imprese, alla Camera di commercio entro 30 giorni. Un codice in più può cambiare la percentuale con cui si calcola il reddito nel forfettario e le autorizzazioni che devi avere per lavorare.
Quanto tempo ho per mettermi in regola dopo aver iniziato l’attività?
La legge fissa 30 giorni dall’inizio dell’attività per la comunicazione all’Agenzia delle Entrate e 30 giorni per l’iscrizione al Registro Imprese. Il termine decorre dal giorno in cui inizi a lavorare, non dal giorno in cui decidi di aprire la Partita IVA.
Aprire la partita IVA a Piacenza dà accesso a contributi a fondo perduto?
Sì. La Camera di commercio dell’Emilia e la Regione Emilia-Romagna pubblicano bandi riservati alle imprese del territorio, per le nuove attività, per la digitalizzazione e per il turismo. Ogni bando ha requisiti propri. Anche la data a partire dalla quale le spese sono ammissibili cambia da bando a bando: alcuni ammettono spese già sostenute, altri soltanto quelle successive alla pubblicazione. Prima di ordinare arredamento o attrezzature conviene quindi guardare i bandi aperti.
Chi siamo
CAF Imprese Piacenza segue le imprese del territorio da oltre vent’anni: apertura e gestione della partita IVA, business plan, contabilità di tutti i regimi, buste paga, bandi, pratiche, marketing e digital marketing, sviluppo e gestione siti web. Chi apre ci trova per la prima pratica e per quelle che vengono dopo. Puoi vedere tutti i servizi di CAF Imprese Piacenza sul sito.
Hai un’idea e vuoi capire se sta in piedi?
La prima consulenza è gratuita e senza impegno. Portaci l’idea e i numeri che hai in mente. Costruiamo insieme il business plan e guardiamo il regime fiscale più adatto alla tua attività, la forma giuridica, i contributi che dovrai versare e le pratiche da presentare. Poi decidi tu, con i tuoi tempi.
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- Strada Bobbiese 2, Piacenza

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