Aggiornato al 7 settembre 2026
Stai per aprire la partita IVA e devi decidere quale regime fiscale scegliere. Online la risposta è sempre la stessa, il forfettario. Il forfettario però non conviene a tutti: chi te lo consiglia senza guardare i tuoi numeri potrebbe sbagliare.
Il regime che ti conviene dipende da tre cose: quanto prevedi di incassare, quanto spendi per lavorare e che tipo di attività apri. Il tipo di attività pesa più di quanto sembra, perché cambia il modo in cui il reddito viene calcolato: un negozio e un consulente che incassano la stessa cifra dichiarano redditi diversi, quindi pagano imposte diverse.
Che cosa cambia da un regime all’altro
I regimi fiscali per chi apre una partita IVA sono tre: forfettario, semplificato e ordinario. Tre cose cambiano da uno all’altro.
- Come si calcola il reddito su cui paghi le imposte. Nel forfettario il reddito è una percentuale fissa dei ricavi, stabilita per legge in base al codice ATECO. Negli altri due il reddito sono i ricavi meno le spese che hai sostenuto e documentato.
- Quali obblighi contabili hai. Il forfettario ha gli obblighi più leggeri, l’ordinario i più pesanti.
- Se addebiti l’IVA ai tuoi clienti. Nel forfettario non addebiti l’IVA in fattura, negli altri due sì.
Il regime forfettario
Il regime forfettario è pensato per le partite IVA di piccole dimensioni. Chi lo applica paga un’imposta unica del 15%, che prende il posto dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali.
Chi può applicare il regime forfettario
I limiti del regime forfettario sono due. I ricavi o compensi non devono superare gli 85.000 euro l’anno. Le spese per far lavorare altre persone, cioè dipendenti e collaboratori, non devono superare i 20.000 euro lordi.
Chi apre adesso dichiara nel modello di inizio attività di prevedere il rispetto di questi requisiti. Nel primo anno il limite degli 85.000 euro si riduce in proporzione ai giorni di attività: chi apre il 1° settembre lavora 122 giorni su 365, quindi per quell’anno il suo tetto è di poco più di 28.000 euro.
Le società non possono applicare il forfettario: è riservato alle persone fisiche, quindi alla ditta individuale e al libero professionista. Se stai ancora scegliendo come aprire, il confronto fra le forme sta nell’articolo su ditta individuale o società.
Come si calcola quello che paghi: il coefficiente di redditività
Il coefficiente di redditività è la percentuale dei ricavi che, per legge, viene considerata reddito. Il resto viene considerato spesa, senza che tu debba dimostrare di averla sostenuta.
Ogni attività ha il suo coefficiente, stabilito in base al codice ATECO. Il commercio e la ristorazione hanno il coefficiente più basso, il 40%. Le attività professionali hanno il più alto, il 78%.
Questo spiega perché due attività con lo stesso fatturato pagano imposte diverse. Un negozio che incassa 50.000 euro dichiara 20.000 euro di reddito, perché il suo coefficiente è il 40%. Un consulente che incassa gli stessi 50.000 euro ne dichiara 39.000, perché il suo coefficiente è il 78%. Da quel reddito si deducono poi i contributi previdenziali versati. Sul risultato si applica l’imposta.
L’imposta ridotta al 5% per le nuove attività
Chi apre una nuova attività paga il 5%, invece del 15%, per cinque periodi d’imposta: l’anno di apertura più i quattro successivi.
L’imposta ridotta si applica a tre condizioni: non hai esercitato un’attività d’impresa o professionale nei tre anni precedenti; la nuova attività non prosegue un lavoro che già svolgevi come dipendente o autonomo; se rilevi l’attività di qualcun altro, i ricavi di chi te la cede nell’anno prima non devono superare gli 85.000 euro.
I cinque anni si contano per anno solare, non dal giorno dell’apertura. Chi apre il 20 dicembre consuma il primo dei cinque anni in dieci giorni di lavoro.
Quello che non puoi fare nel forfettario
Qui sta la parte che i confronti online saltano, ed è la parte che decide se il forfettario ti conviene.
Le tue spese vere non contano. Il coefficiente è fisso e non guarda quanto hai speso. Un ristorante che incassa 80.000 euro dichiara 32.000 euro di reddito, che le sue spese siano state 40.000 oppure 60.000. Chi ha spese basse ci guadagna. Chi le ha alte paga su un reddito che non ha avuto.
L’IVA sugli acquisti non la recuperi. Nel forfettario non addebiti l’IVA ai clienti, però non la detrai nemmeno su quello che compri. Chi parte con un investimento importante in arredi, attrezzature o merce paga l’IVA su tutto senza recuperarla.
Le detrazioni IRPEF si perdono. L’imposta del forfettario sostituisce l’IRPEF, quindi chi ha soltanto reddito forfettario non ha un’IRPEF da cui detrarre le spese mediche, gli interessi del mutuo, le spese di ristrutturazione o i familiari a carico. Le detrazioni restano utilizzabili soltanto se hai anche altri redditi tassati con l’IRPEF ordinaria, come un lavoro dipendente o un affitto percepito.
Gli obblighi del forfettario
Chi applica il forfettario non tiene le scritture contabili e non registra le fatture emesse e ricevute ai fini IVA. Non liquida l’IVA, non la versa e non presenta la dichiarazione annuale IVA. Non subisce la ritenuta d’acconto.
Restano invece obbligatorie la numerazione e la conservazione delle fatture di acquisto, la certificazione dei corrispettivi e, dal 1° gennaio 2024, la fattura elettronica per tutti i forfettari, senza più alcuna soglia di ricavi.
I vantaggi del forfettario: imposta unica al 15%, ridotta al 5% per cinque anni alle nuove attività, obblighi contabili leggeri, nessuna liquidazione IVA.
Gli svantaggi del forfettario: le spese reali non abbattono il reddito, l’IVA sugli acquisti non si recupera, le detrazioni IRPEF si perdono, il tetto degli 85.000 euro limita la crescita.
Il regime semplificato
Il regime semplificato si applica sopra il forfettario, fino a 500.000 euro di ricavi per chi svolge prestazioni di servizi e fino a 800.000 euro per le altre attività.
Qui il reddito sono i ricavi meno le spese effettive, che devi documentare e registrare una per una. Il calcolo segue il principio di cassa, introdotto dalla legge 232/2016 nell’articolo 66 del TUIR: contano gli incassi e i pagamenti dell’anno, non le fatture emesse e ricevute. Una fattura di dicembre incassata a gennaio finisce quindi nel reddito dell’anno dopo.
I registri obbligatori sono il registro cronologico degli incassi e dei pagamenti, i registri IVA e il registro dei beni ammortizzabili. Il reddito confluisce nella dichiarazione e sconta l’IRPEF a scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre i 50.000 euro.
I vantaggi del regime semplificato: le spese vere abbattono il reddito, l’IVA sugli acquisti si detrae, le detrazioni IRPEF restano utilizzabili.
Gli svantaggi del regime semplificato: contabilità da tenere, liquidazioni IVA periodiche, aliquote che salgono con il reddito.
Il regime ordinario
Il regime ordinario si applica sopra i limiti del regime semplificato. La scelta fra regime forfettario o ordinario, per chi apre adesso, si presenta quindi soltanto quando il forfettario non è applicabile oppure quando non conviene. Le società di capitali lo applicano sempre, a prescindere dal fatturato.
Chi lo applica tiene la contabilità completa: libro giornale, libro degli inventari, registri IVA e scritture ausiliarie. Le società di capitali redigono anche il bilancio e lo depositano ogni anno al Registro Imprese.
Il regime ordinario si può scegliere anche restando sotto i limiti, quando l’attività ha bisogno di una contabilità che mostri la situazione con precisione, per esempio davanti a una banca o a un socio che entra.
I vantaggi del regime ordinario: rappresentazione completa dei conti, nessun limite di ricavi, deduzione integrale delle spese.
Gli svantaggi del regime ordinario: è il regime che comporta più adempimenti e più costi di gestione.
Quale regime fiscale scegliere: le domande da farsi sui tuoi numeri
Quale regime fiscale scegliere non si decide su una regola generale. Si decide su cinque domande.
- Quanto prevedi di incassare il primo anno? Sopra gli 85.000 euro il forfettario non è applicabile. Ricorda che nel primo anno quel tetto si riduce in proporzione ai giorni di attività.
- Qual è il tuo coefficiente di redditività? Con il 40% del commercio il forfettario tassa meno della metà di quello che incassi. Con il 78% delle professioni ne tassa più di tre quarti.
- Quanto pesano le tue spese? Se spendi poco per lavorare, il coefficiente ti favorisce. Se hai affitto, merce, utenze e personale, le tue spese vere possono superare quello che il coefficiente ti riconosce.
- Devi fare investimenti all’inizio? Chi compra arredi, attrezzature o un magazzino iniziale nel forfettario paga l’IVA senza recuperarla.
- Hai detrazioni IRPEF importanti? Un mutuo sulla prima casa, una ristrutturazione in corso o spese mediche rilevanti valgono soltanto se hai un’IRPEF da cui toglierle.
Le risposte cambiano nel tempo, perché cambiano i tuoi numeri. Il regime che conviene il primo anno non è per forza quello che conviene al terzo.
Cambiare regime dopo l’apertura
Il regime scelto all’apertura può cambiare in due modi: la legge te lo impone quando superi una soglia di ricavi, oppure lo decidi tu.
Il cambio di regime imposto dalla legge
Ogni regime ha un tetto di ricavi. Quando lo superi, la legge ti sposta nel regime successivo: non presenti nessuna domanda e non fai nessuna scelta. Cambia soltanto il momento a partire dal quale il nuovo regime è attivo. Quel momento dipende da quanto hai superato il tetto dell’attuale regime fiscale.
Se incassi fra 85.000 e 100.000 euro, chiudi nel forfettario l’anno in corso. Le fatture già emesse restano come sono. Dal 1° gennaio dell’anno successivo applicherai il regime semplificato oppure l’ordinario: da quel giorno addebiti l’IVA ai clienti e tieni la contabilità.
Se superi i 100.000 euro, esci dal forfettario nel momento stesso in cui li superi. L’uscita però ha due tempi diversi. Per l’IVA il cambio parte dalla fattura che fa superare la soglia: quella fattura e tutte le successive vanno emesse con l’IVA, mentre quelle emesse prima restano senza. Per le imposte sul reddito il cambio vale su tutto l’anno, anche sui mesi già passati: l’intero reddito di quell’anno paga l’IRPEF a scaglioni con le addizionali, non l’imposta del forfettario.
Se superi i limiti del regime semplificato, cioè 500.000 euro di ricavi per le prestazioni di servizi e 800.000 euro per le altre attività, passi al regime ordinario dal 1° gennaio dell’anno dopo.
Il cambio di regime deciso da te
Puoi passare a un regime più pesante di quello a cui avresti diritto quando una contabilità completa rappresenta meglio la tua attività. Questa scelta si chiama opzione. L’opzione per la contabilità ordinaria vincola per tre anni, secondo l’articolo 18 del DPR 600/73. Il vincolo esiste perché la legge non ammette il passaggio avanti e indietro fra due regimi da un anno all’altro.
L’opzione vale per tutto l’anno in cui la eserciti, a partire dal 1° gennaio: il cambio non parte da metà anno.
Domande frequenti
Quale regime fiscale scegliere: il forfettario conviene sempre?
No. Conviene a chi ha spese basse rispetto ai ricavi, non fa investimenti importanti e non ha detrazioni IRPEF da recuperare. Un negozio che apre con un magazzino da riempire e un locale da allestire può trovarsi a pagare più imposte nel forfettario che nel semplificato, perché non recupera l’IVA sugli acquisti e non porta in deduzione le spese.
Posso detrarre le spese della mia attività nel regime forfettario?
No, con una sola eccezione. Le spese dell’attività sono già considerate nel coefficiente di redditività, quindi non si deducono una per una. L’unica somma che abbatte il reddito forfettario sono i contributi previdenziali obbligatori che hai versato.
Devo emettere la fattura elettronica se sono forfettario?
Sì. Dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari, senza soglie di ricavi. Nella fattura non compare l’IVA, però compare la dicitura che richiama il regime applicato.
Che cosa succede se supero gli 85.000 euro di ricavi?
Dipende di quanto. Fra gli 85.000 e i 100.000 euro resti nel forfettario per l’anno in corso, poi dall’anno successivo passi al regime semplificato oppure all’ordinario. Oltre i 100.000 euro esci subito: dall’operazione che ha superato la soglia devi applicare l’IVA.
Aprire partita IVA a Piacenza cambia le regole sui regimi fiscali?
No, i regimi fiscali sono uguali in tutta Italia. Cambiano invece le opportunità del territorio: la Camera di commercio dell’Emilia e la Regione Emilia-Romagna pubblicano bandi a fondo perduto riservati alle imprese della provincia, con requisiti che variano da bando a bando. Trovi quelli aperti fra i bandi e contributi.
Chi siamo
CAF Imprese Piacenza segue le imprese del territorio da oltre vent’anni: apertura e gestione della partita IVA, business plan, contabilità di tutti i regimi, buste paga, bandi, pratiche, marketing e digital marketing, sviluppo e gestione siti web. Chi apre ci trova per la prima pratica e per quelle che vengono dopo. Puoi vedere tutti i servizi di CAF Imprese Piacenza sul sito.
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Non ti supportiamo solo nelle decisioni ma anche nella gestione della tua attività. La tua impresa cambia ogni anno: il fatturato cresce, assumi un dipendente, fai un investimento importante. Ogni volta che cambia un numero può cambiare anche il regime che ti conviene. Chi tiene la tua contabilità ha quei numeri davanti agli occhi ogni mese.
Tu intanto prosegui nel tuo lavoro: il negozio, i clienti, le persone che hai assunto. La parte fiscale la segue una persona di fiducia, che conosce la tua attività e che trovi in ufficio quando ti serve.
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