Da dipendente a Partita IVA

Stai pensando di lasciare il posto fisso o la disoccupazione per metterti in proprio? Tra fine anno e inizio 2026 la scelta di quando aprire la partita IVA incide su tasse, contributi, costi iniziali e sostenibilità del tuo progetto.
In questa guida trovi i passaggi chiave per capire se è il momento giusto per passare da dipendente a Partita IVA, cosa cambia tra fine 2025 e inizio 2026, come funzionano i regimi fiscali più usati (in particolare il forfettario) e perché una consulenza preventiva gratuita può aiutare a evitare errori e sorprese.
Tempo di lettura: 6 minuti
Da dipendente a Partita IVA: quando è meglio aprire?
Chi valuta il passaggio da lavoro dipendente o dalla disoccupazione alla partita IVA vive quasi sempre le stesse sensazioni: entusiasmo per l’idea, paura di perdere sicurezza, confusione totale su tasse, contributi e burocrazia.
La prima domanda non è “che modulo devo compilare?”, ma “la mia idea, oggi, sta in piedi?”. Questo significa ragionare su un piccolo business plan, anche se semplice:
-
che cosa si vuole vendere e a chi
-
quanto si pensa di incassare mese per mese nel primo anno
-
quali spese certe si dovranno sostenere (affitto, attrezzature, software, consulenza, contributi, ecc.)
-
quanti mesi serviranno prima di arrivare al punto di pareggio, cioè al momento in cui gli incassi coprono tutti i costi e l’attività smette di consumare risparmi per iniziare a generare vero guadagno.
Per un dipendente o un disoccupato questo passaggio è ancora più delicato: significa capire quanto tempo si potrà reggere con le proprie risorse personali o con eventuali finanziamenti, prima che la nuova attività inizi a generare entrate stabili.
La consulenza gratuita serve proprio a questo: mettere in fila numeri realistici, stimare tempi e rischi, e capire se conviene aprire subito o programmare l’avvio più avanti.
Richiedi ora una consulenza gratuita
Quanto costa davvero aprire la partita IVA (non solo in tasse)
Molti immaginano che aprire la partita IVA “non costi nulla” e che i soldi inizino a uscire solo quando si fattura. In realtà esistono costi di apertura e costi di gestione da considerare fin dall’inizio.
Tra i costi di apertura, a seconda del tipo di attività, possono rientrare:
-
iscrizione al Registro Imprese e relativi diritti in Camera di Commercio e il primo diritto annuale
-
eventuali pratiche e diritti di segreteria per avviare l’attività
-
attivazione della PEC (posta elettronica certificata) e del domicilio digitale
-
eventuale firma digitale per firmare pratiche e documenti online
-
eventuale pratica SCIA presso il Comune, se richiesta per l’attività.
Accanto a questi esistono i costi di gestione ricorrenti: contributi previdenziali, imposte (acconti e saldi), compenso del professionista che segue contabilità e dichiarazioni, piccoli abbonamenti a software o strumenti di lavoro.
Questi costi ci sono anche se nel primo periodo si emettono poche fatture. Sapere in anticipo di che ordine di grandezza si sta parlando aiuta a evitare di trovarsi senza liquidità dopo pochi mesi.
Nella consulenza gratuita è possibile costruire una prima stima dei costi di apertura e di gestione del primo anno, partendo dalla tipologia di attività e dal volume di lavoro previsto.
Regime forfettario e altri regimi: cosa cambia tra 2025 e 2026
Quando si parla di partita IVA per chi parte da zero, il primo nome che circola è quasi sempre lo stesso: regime forfettario.
In base alla normativa attuale, possono applicare il regime forfettario le persone fisiche che esercitano attività di impresa, arti o professioni e che, nell’anno precedente, hanno avuto ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro, ragguagliati ad anno.
Su questo reddito “forfettario” (calcolato applicando un coefficiente all’ammontare dei compensi, diverso a seconda del codice ATECO) si applica un’unica imposta sostitutiva del 15% al posto di IRPEF, addizionali e IRAP. Per chi avvia una nuova attività e rispetta specifici requisiti, l’aliquota può scendere al 5% per i primi 5 anni.
Oltre alla soglia di 85.000 euro di ricavi/compensi, la disciplina prevede anche che il regime forfettario cessi se, in corso d’anno, vengono superati i 100.000 euro: in quel caso si esce dal forfettario già da quell’anno e si applicano le regole IVA ordinarie per le operazioni successive.
Per chi arriva da lavoro dipendente o da una pensione c’è un altro aspetto importante: i redditi di lavoro dipendente e assimilati non devono superare una certa soglia, altrimenti il forfettario non è applicabile. Storicamente questo limite è stato fissato a 30.000 euro, ma la Legge di Bilancio 2025 ha innalzato, per il 2025, la soglia a 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente o pensione, oltre i quali non è possibile accedere o restare nel forfettario.
Al momento, per il 2026 sono in discussione misure che puntano a prorogare o rendere stabile questa soglia più alta, ma si tratta ancora di previsioni legate al disegno di legge di bilancio 2026 e ad eventuali emendamenti, non di norme definitive.
Questo significa che chi oggi sta valutando di aprire tra fine 2025 e inizio 2026 deve fare attenzione a due cose:
-
il livello di ricavi/compensi previsto (per il limite degli 85.000 e la soglia dei 100.000)
-
il livello di redditi da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente, che può influenzare l’accesso al forfettario.
In alternativa al regime forfettario esistono i regimi “ordinari” in contabilità semplificata o ordinaria, nei quali il reddito viene calcolato in modo analitico, con ricavi e costi effettivi, e si applicano le aliquote IRPEF per scaglioni. A differenza del forfettario, l’IVA viene addebitata in fattura e detratta sugli acquisti secondo le regole generali.
La scelta non è “forfettario sì, ordinario no”. È una valutazione che dipende da:
-
quanto si pensa di fatturare
-
quanti costi reali si sosterranno
-
il tipo di clienti (privati o aziende)
-
la presenza o meno di redditi da lavoro dipendente o pensione.
Una consulenza preliminare permette di simulare scenari diversi e capire quale regime, tra 2025 e 2026, può risultare più conveniente nel tuo caso concreto.
Richiedi ora una consulenza gratuita
Aprire a fine anno o da gennaio: cosa cambia davvero
La domanda classica, soprattutto a novembre e dicembre, è sempre la stessa: conviene aprire la partita IVA subito o aspettare gennaio?
Aprire a fine anno può avere senso se:
-
c’è già un cliente pronto a confermare un lavoro e serve emettere fattura entro il 31 dicembre
-
si sostengono spese importanti subito (attrezzature, strumenti, costi di avvio) e si valutano gli effetti fiscali e contributivi di queste uscite fin dal primo anno.
Aprire da gennaio, invece, può essere più logico quando:
-
non si prevedono incassi immediati
-
il primo anno servirà soprattutto a costruire clienti e contatti
-
si preferisce avere un anno solare “pulito” per contabilità, ricavi e contributi, senza frazioni di anno.
La data di apertura incide anche sul calendario delle scadenze: imposte e contributi vengono calcolati sul reddito dell’anno, e gli acconti degli anni successivi saranno parametrati a quanto dichiarato. Un anno con poche fatture e pochi costi produce effetti diversi rispetto a un anno pieno.
Per questo, soprattutto tra fine 2025 e inizio 2026, la valutazione più prudente è legare la data di apertura a:
-
presenza o meno di incarichi già definiti
-
stato del rapporto di lavoro dipendente o della disoccupazione
-
risparmi disponibili per reggere i primi mesi
-
tempi stimati per raggiungere il punto di pareggio.
Nella consulenza gratuita si può ragionare proprio su questi elementi e arrivare a una decisione supportata da numeri e non solo da sensazioni.
Gli errori più frequenti di chi apre la partita IVA da solo
Chi apre partita IVA senza confrontarsi con un professionista tende a ripetere alcuni errori tipici.
Il primo è scegliere il codice ATECO “a istinto” o copiandolo da amici e conoscenti. Il codice ATECO, invece, incide sulla tassazione (ad esempio sui coefficienti di redditività nel forfettario) e sugli obblighi legati all’attività. Un codice sbagliato può significare più costi o problemi futuri.
Il secondo è sottovalutare del tutto contributi e acconti. Nel primo anno la pressione fiscale può sembrare bassa, ma spesso è solo perché gli acconti arrivano dopo, quando l’attività è già avviata. Senza una previsione minima ci si trova a dover pagare importi importanti in poco tempo.
Il terzo è non considerare bene l’effetto dell’apertura partita IVA su NASpI, altre indennità o sul vecchio reddito da lavoro dipendente, soprattutto quando le due situazioni si sovrappongono per alcuni mesi.
Il quarto errore è la scelta di fare tutto in autonomia, senza affidarsi a un commercialista o a un consulente per impostare correttamente il regime fiscale, gestire la fatturazione elettronica e tenere sotto controllo le scadenze. In apparenza si risparmia qualcosa all’inizio, ma si corre il rischio di pagare molto di più in seguito, tra errori formali, sanzioni e scelte fiscali poco efficienti.
Una consulenza preventiva gratuita permette di individuare questi rischi prima che diventino problemi concreti.
Richiedi ora una consulenza gratuita
Cosa porti a casa dalla consulenza gratuita
La consulenza gratuita proposta da CAF Imprese Piacenza non è una lezione teorica generica, ma un momento strutturato per chi sta per mettersi in proprio partendo da lavoro dipendente o dalla disoccupazione.
L’obiettivo è uscire dall’incontro con:
-
un primo inquadramento dell’attività: che cosa si vuole fare, con quale codice ATECO, con quali canali e in quale area (Piacenza e provincia)
-
una valutazione di massima su regime fiscale più adatto tra forfettario e regimi ordinari, alla luce delle soglie attuali di ricavi/compensi e dei redditi da lavoro dipendente o pensione
-
una stima orientativa di tasse e contributi del primo anno, con particolare attenzione agli acconti degli anni successivi
-
un quadro dei costi di apertura (Camera di Commercio, PEC, eventuali pratiche e adempimenti) e dei costi di gestione minimi
-
una bozza semplificata di business plan, con l’indicazione del possibile punto di pareggio e dei mesi necessari per iniziare a coprire i costi.
Le informazioni contenute in questa guida sono generali e basate sulla normativa disponibile a novembre 2025; non sostituiscono una consulenza fiscale personalizzata e sono soggette a modifiche in base alle future leggi di bilancio e alle circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Se stai pensando di passare da dipendente o disoccupato a partita IVA tra fine 2025 e l’inizio del 2026, non decidere solo sulla base di consigli generici o di quello che hai letto online.
Compila il form qui sotto, descrivi in poche righe che tipo di attività vuoi avviare e in che situazione ti trovi oggi: potrai ricevere una consulenza gratuita per capire:
-
come inquadrare la tua partita IVA
-
quale regime fiscale può essere più conveniente per te
-
quante tasse, contributi e costi di apertura dovrai affrontare nel primo anno.
Da lì in poi, la scelta di quando aprire non sarà più un salto nel buio, ma un passo ragionato.


